giovedì 7 maggio 2009

LA RISERVA FRAZIONARIA

da http://signoraggio.forumfree.net/?t=35198559

(E' ora di cambiare l'ottica)

Signori, il dado è tratto. La nebbia che avvolge da sempre i principi contabili bancari e con essi la loro contabilità e i loro bilanci, si sta diradando. Ma invece di intravedere un paesaggio nitido e gradevole, non si vede altro che degradazione ed offesa all’intelligenza e alla buona fede di certi umani.
Ultimamente ho dedicato tempo e studio a cercare di capire come operano le banche relativamente alla raccolta di denaro e ai prestiti che erogano. Qual è, cioè, la relazione esistente tra questi due fatti finanziari. Ma soprattutto, cosa prestano le banche, denaro che hanno o denaro che non hanno? La risposta sembra ovvia a chi tenta di opporsi al signoraggio delle banche private. Le banche prestano indubbiamente denaro che non hanno. A molti questa affermazione sembrerà un’eresia. Ma è anche un’affermazione che sia i banchieri, sia gli economisti accademici e i giornalisti economici si lasciano scivolare addosso come un’ovvietà che ci giunge dalla semplice matematica, dato che, quando si parla del “moltiplicatore dei depositi” e dell’effetto leva che produce, lo si fa sempre riferendosi all’intero sistema bancario. In termini semplici: costoro ribattono all’accusa che il sistema bancario riesce a prestare fino a 50 volte un deposito che riceve chiamando in causa la matematica, la quale chiaramente gli va in soccorso perché è vero che se Tizio versa 1.000 euro nella sua banca, la sua banca (grazie ad un coefficiente di riserva del 2% di quel deposito) tratterrà 20 euro in riserva e presterà 980 euro a Caio. Caio verserà 980 euro in un’altra banca e questa, dopo aver trattenuto 19,60 euro, presterà a Sempronio 961,40 euro. Proseguendo così, si giungerà a prestare 50.000 euro dal deposito di 1.000. Questo meccanismo, per i neofiti dell’argomento, si chiama moltiplicatore dei depositi. Ma sono cose già dette e ridette tra chi si occupa di questi argomenti. Ma qual è ora l’agghiacciante novità di questa trattazione. Eccola: la singola banca presta indipendentemente da quanto contante raccoglie dalla clientela, crea denaro dal nulla semplicemente prestandolo e il coefficiente di riserva serve solo a trattenere da un deposito di contanti quella piccola quantità di denaro che dovrebbe servire a garantire una liquidità per eventuali rimborsi dei depositanti e nulla più, ma non ha alcuna attinenza con i prestiti che effettua. Voglio rimarcare bene questo fatto: la singola banca non funge da vero intermediario finanziario, mettendo in comunicazione chi ha il denaro e chi non ce l’ha, la singola banca non raccoglie denaro per poi prestarlo ma presta e basta, senza il bisogno di raccogliere alcunché. Presta, cioè, creando denaro elettronico, a chi ne fa richiesta, con una semplice digitazione di cifre su un conto di un computer, perché, comunque vada, la singola banca non pagherà mai tramite fondi propri, il prestito erogato . Tutti i soggetti in qualche modo legati ai banchieri o che comunque hanno avuto a che fare col mondo accademico, tenterebbero di ridicolizzare questa tesi, ma quella che segue è una dimostrazione difficilmente confutabile di quello che ho appena affermato.
Ma cominciamo dal principio.
I 4 elementi essenziali per capire i meccanismi di erogazione dei prestiti sono i seguenti e li elenco in ordine di importanza, dal meno al più importante:

1) La riserva obbligatoria
2) Il patrimonio di vigilanza
3) Le stanze di compensazione
4) Le garanzie


1) LA RISERVA OBBLIGATORIA

Essa viene erroneamente messa in relazione con il meccanismo della riserva frazionaria o moltiplicatore dei depositi.
Questa riserva consiste essenzialmente nel mantenere una piccola quota di contante (2%) dai versamenti di liquidità effettuati dalla clientela, allo scopo di pagare eventuali richieste di contanti da parte degli stessi depositanti.
L’errata relazione di questa riserva con il meccanismo del moltiplicatore dei depositi, deriva dal fatto che gli “esperti” del settore, sia pro che contro il signoraggio privato sull’emissione monetaria, sono convinti che il concetto riguardi l’intero sistema bancario, che riesce a prestare, con il sistema descritto all’inizio di questo documento, fino a 50 volte il contante raccolto.
Per cui, chi è contro il signoraggio è scandalizzato dal solo fatto che questa sia una reale possibilità, indipendentemente dal fatto che poi il sistema bancario ci riesca effettivamente e in che misura lo riesca a fare. Di contro, chi è pro signoraggio, sminuisce la questione in quanto la ritiene una normalità matematica.
In realtà questo meccanismo è solo teorico in quanto nella pratica bancaria non esiste. La singola banca non si sognerebbe mai di prestare il 98% di un deposito in contanti, trattenendo come riserva il 2%. Un direttore di banca non accenderebbe mai un mutuo, un prestito personale o un fido, aprendo la cassa e dando contanti brevi mano ad un cliente. I contanti depositati dai clienti vengono sistematicamente depositati per intero o quasi, presso la banca d’Italia a titolo di riserva obbligatoria, tenendo il filiale solo lo stretto necessario per le esigenze previste per il giorno dopo.
Quindi la teoria del moltiplicatore dei depositi si ferma subito, già al primo deposito di contante.
In realtà la teoria del moltiplicatore dei depositi fa molto comodo ai banchieri e a chi li sostiene, in quanto è una ovvietà matematica che sminuisce ciò che sostengono gli anti-signoraggisti relativamente alla loro capacità di prestare molto più di quanto raccolgono. Di fatto è una teoria che distoglie l’attenzione su quello che in realtà i banchieri fanno, che è molto più grave e che capirete nel prosieguo.

2) PATRIMONIO DI VIGILANZA

Questo, in realtà, è l’unico teorico limite alla capacità di prestare da parte delle banche, non certo la riserva obbligatoria.
Esso rappresenta la capacità di far fronte ai rischi di perdita sui finanziamenti fatti ai clienti.
Ogni tipo di prestito viene valutato secondo i criteri stabiliti dagli accordi di “Basilea 2” e per ogni prestito viene stabilita una percentuale di patrimonio che la banca deve avere per essere considerata “coperta” da rischi. Ad esempio, per un mutuo edilizio da erogarsi a Stati di Avanzamento Lavori, occorre che la banca abbia un patrimonio all'incirca dell'8-10% del mutuo erogato (la percentuale può variare un po' a seconda del rating del debitore).

3) LA STANZA DI COMPENSAZIONE

Presso la Banca d’Italia è istituita la stanza di compensazione, un luogo virtuale in cui si compensano le posizioni di credito e debito tra le banche partecipanti. Vediamo come funziona.
Quando la Banca A presta a Tizio 100.000 €uro e Tizio emette un assegno di 100.00 €uro in favore di Caio, nel momento in cui Caio versa l’assegno presso la sua Banca B, sorgerà un debito della Banca A nei confronti della Banca B all’interno della stanza di compensazione.
Quasi tutti pensano che la Banca A alla fine della giornata provvederà a pagare questo debito con il proprio patrimonio o al limite con i soldi provenienti dalla raccolta presso i clienti. In realtà non è così. La Banca A nella pratica, non paga proprio niente. Mai.
Ma allora, se non paga niente, come fa la Banca B ad essere pagata?
Occorre distinguere due tipologie di casi: il primo caso è relativo alla possibilità che la Banca A non paghi nulla alla banca B in quanto possiede dei crediti nei suoi confronti derivanti da denaro bancario (assegni o altro) emessi dalla banca B e versati sulla Banca A dai propri clienti. Il secondo caso riguarda invece la possibilità che non paghi nulla in concreto, perché ricorre ad un rifinanziamento presso la Banca d’Italia, un rifinanziamento che si basa sulle garanzie del cliente.

4) LE GARANZIE

Questo è il vero fattore che permetterà alla Banca A di pagare la Banca B e ce lo dice proprio il testo del Sistema di Regolamento Lordo denominato BIREL che trovate all’indirizzo http://www.bancaditalia.it/sispaga_tesor/s...RTE_I_SEZ_I.pdf

Ma cosa fa la banca A per pagare la Banca B con la garanzia ricevuta dal cliente? Cede la garanzia alla Banca B? Certamente no.
Leggiamo a pag. 12 capitolo 2.1 del suddetto regolamento: “Anticipazione infragiornaliera in conto corrente e utilizzo delle garanzie” – Le garanzie. Ai sensi dell’art.18.1 del SEBC tutte le operazioni di rifinanziamento debbono essere effettuate a fronte di adeguate garanzie fornite dalle controparti sotto forma di trasferimenti di proprietà ovvero sotto forma di pegno.
Nelle operazioni di politica monetaria e di finanziamento infragiornaliero le controparti possono offrire a garanzia le attività idonee il cui elenco è disponibile sul sito web della BCE – www.ecb.int.

Se andiamo sul sito della BCE, a pag.40, al sottocapitolo “Strumenti di debito non negoziabili garantiti da mutui residenziali” si legge:” Tipo di attività.- Deve essere uno strumento di debito (cambiale o pagherò cambiario) garantito da un insieme di mutui ipotecari su immobili residenziali….”. Ecco quì, il gioco è fatto: ad esempio, un mutuo ipotecario permette alla Banca A di emettere una cambiale in favore della Banca Centrale con la quale si ha diritto ad avere un credito nella stanza di compensazione, di avere, cioè, denaro scritturale (per inciso, creato dal nulla) che permette alla Banca A di pagare (compensare) il debito verso la Banca B creatosi all’emissione dell’assegno da parte di Tizio in favore di Caio.
Ciò si evince meglio al Cap.B.1 a pag.15 del sempre citato regolamento, alla voce “Prestiti bancari governati dalla legge italiana”. Al comma 2 si legge:”Al momento della costituzione in garanzia in prestiti bancari sono registrati in un’apposita procedura gestita dalla Banca d’Italia (ABACO); il valore del prestito è automaticamente contabilizzato nel conto di anticipazione infragiornaliera della controparte e determina un corrispondente aumento del credito in BIREL.”

Cosa vuol dire tutto ciò? Vuol dire che le garanzie servono non già per assicurare la banca da perdite su prestiti effettuati con denaro proprio o dei clienti, bensì per permettere ad una banca di pagare a un’altra banca (tramite l’invenzione di uno strumento cartaceo, la cambiale), un prestito fatto con denaro mai posseduto, ne in proprio ne per conto di clienti.
In definitiva, la banca centrale, crea dal nulla il denaro scritturale necessario per pagare il prestito, denaro che viene ceduto alla Banca A (dietro cessione della cambiale garantita) che potrà pagare la Banca B.
La cruda realtà è che il cliente si auto-presta il denaro tramite la cessione del proprio immobile in cambio di cifre elettroniche che non si potrà mai creare da solo col suo computer perché i politici e le loro leggi non glielo permettono ma lo permettono solo ai banchieri.

UN’ULTIMA CONSIDERAZIONE

Vi siete mai chiesti perché le banche chiedono sempre una garanzia almeno doppia rispetto al prestito che erogano?
La risposta è da ricercarsi in una motivazione tecnico-contabile che cercherò di spiegare in modo comprensibile.
Ottenendo una garanzia doppia rispetto al prestito, la banca riesce a crearsi un “doppio asset” (un doppio attivo); per essere più chiari, un doppio credito, uno da utilizzare nei confronti del cliente e uno nei confronti della banca centrale che utilizzerà per pagare il debito per il rifinanziamento da essa ottenuto tramite la creazione dal nulla di denaro scritturale.
Questo doppio asset, fu descritto anche da Pierre Parisien nel suo ormai famoso “Riflusso bancario per i non iniziati” all’indirizzo http://www.signoraggio.com/signoraggio_riflussobancario.html errando però, a mio avviso, nel dire che trattasi di un asset doppio perché creato una volta in favore del cliente (quindi una passività da pagare) e una volta in proprio favore (credito da riscuotere). Inoltre espone le sue intuizioni in modo poco chiaro, facendo intendere, a parer mio, che il credito viene creato quasi per magia, con un artificio dall’odore di illegalità.
Ritengo invece che, innanzitutto l’asset apposto nell’attivo sia doppio e che vada a bilanciare lo stesso valore apposto nel passivo come debito da pagare ma, soprattutto, che il doppio asset dell’attivo sia apposto per la presenza di una garanzia data dal cliente (pegno, ipoteca o altro) che viene richiesta con valore doppio.

Qualche professionista del settore contabile potrebbe storcere il naso nell'appurare che alla concessione del prestito, venga contabilizzato nella voce crediti verso clienti il valore dell'intera garanzia e non già il valore nominale del prestito, in quanto le garanzie vanno normalmente contabilizzate a parte, tra i conti d'ordine (che sono conti puramente indicativi che si inseriscono a margine del bilancio e non lo influenzano). A costoro replico che essi non sono bene a conoscenza dei principi contabili che usano le banche, pertanto posso dire quanto segue:
Nei bilanci delle banche, non esistono conti d’ordine pubblicati. In genere nella nota integrativa, al paragrafo “Garanzie” normalmente si legge che le variazioni si presentano generalizzate su tutte le voci del bilancio o frasi del genere.
Questo perché le banche attuano i principi contabili IAS che permettono la contabilizzazione delle garanzie non già sotto i conti d’ordine ma nelle varie voci di bilancio.
Le banche valutano, nella contabilizzazione del credito verso il cliente, non tanto il contratto di prestito (valore nominale) quanto il contratto di garanzia (di valore certamente superiore). Questa valutazione, come i professionisti sanno, è definita al Fair Value che “tecnicamente” vuol dire “valutazione corretta” o "di mercato", ma che io preferisco definire “escamotage” per avere maggior credito da spendere presso la stanza di compensazione, oltre che per avere maggiore possibilità di emettere cambiali garantite in favore della banca centrale per gli eventuali rifinanziamenti.

QUALCHE NOTA TECNICA DOVEROSA

Contabilmente (per gli amanti del settore) riporterei le scritture relative all’intero iter di un prestito chiesto, ottenuto e ripagato alla scadenza.

1) All’ottenimento della garanzia e alla contestuale firma del contratto di finanziamento, ad esempio di 100.000 €uro, la Banca A registra il doppio asset (attivo) e la doppia Liability (passività da pagare) nel modo seguuente:

Crediti verso clientela (Attivo) a Debiti verso clientela (passivo) € 200.000

2) All’emissione dell’assegno per 100.000 €uro da parte di Tizio in favore di Caio, quando quest’ultimo lo verserà sulla Banca B e rientrerà presso la Banca A, si creerà il debito della Banca A nei confronti della banca B presso la stanza di compensazione, registrato come segue:

Debiti verso clientela (attivo) a debiti verso Banca B (passivo) € 100.000

3) A questo punto la Banca A emette una cambiale garantita dalle “garanzie” fornite dal cliente registrando l’operazione come segue:

Crediti verso Banca centrale (Attivo) a Titoli di debito garantiti (passivo) € 100.000

4) Il credito verso la banca centrale che si è creato con la cessione delle cambiali garantite, servirà a pagare il debito verso la banca B per l’assegno emesso da Tizio verso Caio. La registrazione sarà la seguente:

Debiti verso Banca B (ATTIVO) a Crediti verso Banca centrale (PASSIVO) € 100.000

Come vedete, non esiste esborso di denaro proveniente dal patrimonio della banca o da versamenti effettuati da clienti.
Inoltre le uniche posizioni che restano aperte sono quelle dei crediti verso clientela per € 200.000, dei debiti verso clientela per € 100.000 e i titoli di debito garantiti per € 100.000

5) A questo punto al rientro del prestito alla scadenza la banca provvederà a stornare le posizioni aperte relative prima di tutto all’importo nominale del finanziamento (€ 100.000). Con la seguente registrazione:

Debiti verso clientela (Attivo) a Crediti verso clientela (passivo) € 100.000

E infine con la restituzione alla banca centrale del rifinanziamento, tramite le somme incassate dal cliente e la conseguente restituzione della cambiale garantita. La registrazione sarà:

Titoli di debito garantiti (Attivo) a Crediti verso clientela (passivo) € 100.000

CHI HA INCASSATO IL SIGNORAGGIO?

Per capire ancora meglio il funzionamento, occorrerà che tutti voi pensiate in modo “semplice” riducendo tutta la macroeconomia e politica monetaria all’osso, con esempi esplicativi semplici come questo che segue.
Fate conto per assurdo che l’intero sistema bancario sia formato da due banche, la banca A e la banca B e che tutti i possessori di denaro esistenti siano due, Tizio cliente della banca A e Caio cliente della Banca B.
Ora, sempre per assurdo, consideriamo che sia Tizio che Caio nello stesso giorno chiedano un prestito di 100.000 €uro ciascuno alla propria banca dando a garanzia la propria casa. Tizio emette un assegno di 100.000 €uro nei confronti di Caio per l’acquisto di un terreno ma contemporaneamente Caio emette un assegno di 100.000 nei confronti di Tizio per l’acquisto di un immobile. Quando Tizio verserà l’assegno di Caio sulla sua banca A sorgerà un credito della banca A nei confronti della banca B presso la stanza di compensazione. Viceversa, sorgerà un debito della banca A verso la banca B quando Caio verserà l’assegno di Tizio sulla sua banca B.
A seguito di tutto ciò la Banca A e la banca B compenseranno i rispettivi crediti, nessuna banca pagherà nulla per i prestiti contratti, ma sia Tizio che Caio avranno 100.000 €uro in più di debiti sul groppone.
Di contro, la procedura del rifinanziamento descritta nei capitoli precedenti, viene attuata solo quando esiste un saldo a debito di una banca che non può essere da questa pagato dopo tutte le compensazioni, ma nessuna banca pagherà comunque mai niente con denaro proprio, ma pagherà tramite le garanzie dei clienti.
Da ciò si evince chiaramente che, al rientro dei soldi alla scadenza dei prestiti, laddove c’è stata compensazione naturale di debiti e crediti tra banche, il signoraggio è stato intascato dalla banca commerciale, la quale, stornando i conti accesi inizialmente (crediti verso clienti e debiti verso clienti) si ritroverà un flusso reale di cassa che non saprà come controbilanciare contabilmente. Le ipotesi sono tre:
1) la banca provvede a distruggere materialmente o elettronicamente il denaro rientrato
2) la banca inserisce in bilancio un ricavo per il totale importo del finanziamento
3) la banca invece di distruggere il capitale di rientro lo dirotta nei conti cifrati delle Clearstrem presso i paradisi fiscali

Visto che l’ipotesi n. 2 non viene mai attuata, personalmente propendo per la terza ipotesi anziché la prima, visto che, altrimenti non si spiegherebbe l’enorme ammontare di denaro (migliaia di miliardi) scoperto dopo le rivelazioni di Ernsts Bakes (ex dirigente Clearstream) presso questi istituti di credito in conti cifrati.

Laddove invece la banca commerciale deve ricorrere al rifinanziamento presso la Banca centrale tramite concessione di denaro creato dal nulla, è chiaro che al rientro del finanziamento, questo andrà a beneficio della banca centrale che si approprierà del signoraggio.

LE UNIVERSITA’ (LA GIUSTIFICAZIONE SCRITTA PER IL SISTEMA BANCARIO)

Un esempio eclatante di come il mondo accademico, invece di esaminare criticamente l’attività bancaria e dare input su come dovrebbe essere riportata contabilmente, cerca di trovarne spudoratamente una giustificazione ci viene da un testo universitario come quello sulla “Moneta, credito e produzione” dell’università degli Studi di Bergamo al sito www.unibg.it/dati/bacheca/654/7141.pdf.

Al punto 2.2 “Intermediazione finanziaria delle banche “ si dice che essa consiste nella erogazione di crediti attraverso la raccolta di depositi bancari. Le banche cioè finanziano prestiti concessi al pubblico sulla base dei depositi del pubblico. Il testo continua dicendo che nella fattispecie la banca A presta a Tizio il deposito di x unità di moneta di cui e titolare Caio (perchè viene pagato) affinché Tizio possa realmente pagare Caio. Infatti sebbene il deposito di Caio sia il risultato dell’avvenuto pagamento di Tizio, l’interpretazione della registrazione in partita doppia della tavola 2 (Crediti verso Tizio a Debiti verso Caio) ci permette di giungere alla conclusione che è lo stesso deposito a finanziare tale pagamento. Avete capito come si fa? Tizio paga prima Caio, ma è come se Caio avesse finanziato Tizio per farsi pagare (tramite il proprio versamento sulla sua banca). In altre parole, attraverso la banca Caio presta a Tizio il reddito che serve per essere pagato.
Ma soprattutto:
L’università (luogo basilare da cui usciranno futuri imprenditori, economisti, giornalisti, professori e pure banchieri) liquida questa procedura con una supercazzola degna del miglior film “Amici miei” dicendo che uno finanzia l’altro invece di dire la cosa più importante che è questa:
Caio non finanzia Tizio tramite la banca giustificando la registrazione contabile “crediti verso Tizio a debiti verso Caio” bensì è Tizio che si auto-presta il denaro cedendo in garanzia la propria casa (e la registrazione contabile sarà “crediti verso Tizio a debiti verso Tizio” non verso Caio) ma se si auto-crasse il denaro (garantito dalla sua casa) non avrebbe nessun debito, ma siccome un privato, grazie al giochino delle tre carte messo in piedi con la connivenza dei politici e delle loro leggi, è capace di fare questo, Tizio se non ripaga il debito, perderà la sua casa.

CONCLUSIONI IN PILLOLE

1) La celebre frase di Einaudi “alla rarità dell’oro si è sostituita la saggezza del governatore della banca centrale” (riferendosi alla cessazione del Gold Standard e della convertibilità della moneta in oro), si può tranquillamente trasformare in “alla rarità dell’oro si è sostituito il valore del lavoro e dei beni di proprietà del popolo”.

2) La frase di cui la punto 1) si spiega col fatto che tutta la politica monetaria fatta dalle banche centrali e commerciali rigorosamente PRIVATE si basa sui beni e servizi prodotti dal popolo. Quindi un PRIVATO presta denaro, non più convertibile in oro di proprietà delle banche ma creato da nulla, all’intero popolo; denaro che acquista valore non solo grazie all’accettazione di quest’ultimo negli scambi, ma anche grazie al lavoro e ai beni di proprietà del popolo che lo garantiscono.

3) Alla luce di quanto sopra, tutto il denaro in circolazione e tutto il credito dovrebbe essere auto-emesso e auto-creato dal popolo (Stato) proprio perché è solo il popolo a dargli valore.

4) La politica monetaria è stata delegata dai politici alle banche private con la scusa che altrimenti si genererebbe inflazione occultando per bene, per connivenza e ignoranza, il fatto l’inflazione ufficiale è generata esclusivamente dall’interesse che il sistema bancario applica a tutto il denaro cartaceo e bancario circolante. Infatti, assumendo tutto il denaro circolante (pari pari misura del valore di tutta la produzione esistente) soggetto ad un interesse del 3% annuale per opera della banca centrale, diventa automatico che questo costo vada a gravare sul costo dell’intera produzione di una nazione e quindi sul costo di tutti i beni e servizi che aumenteranno di prezzo. E’ per questo motivo che gli accademici ritengono normale e fisiologica l’inflazione ufficiale più o meno al 3%. L’inflazione reale invece è dovuta oltre che a fattori speculativi soprattutto alla parte di denaro bancario circolante sotto forma di credito erogato dalle banche commerciali, sottoposto ad un interesse molto superiore al 3%.

martedì 7 aprile 2009

Appunti sulla Federal Reserve: e' il maggior potere del mondo?

DI ENRIQUE OLIVA - argenpress.info

La Federal Reserve, o FED (abbreviazione in inglese) è stata fondata nel 1913 per iniziativa del potente e conservatore impero della banca europea della famiglia Rothschild dando vita all’ambizioso progetto di conquistare New York con l’audace intenzione di assumere una posizione di forza nella finanza nordamericana.

Con l’inserimento di soci statunitensi e europei, il gruppo arrivò a detenere il maggior accentramento di potere nel mondo economico, finanziario, politico, industriale e delle comunicazioni. Dopo quasi un secolo dalla sua fondazione cerca, con questa crisi, di consolidare ancora di più la sua posizione nel “capitalismo selvaggio”. Come in situazioni precedenti non si può scartare la possibilità di un altro conflitto mondiale. Davanti a questa prospettiva vale la pena ricordare la profezia di Albert Einstein: “ Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma la quarta con sassi e bastoni”.

Il progetto iniziò quando la Banca Rothschild inviò a New York un agente chiamato Paul Warburg. Fu lui a riuscire a reclutare forti alleati statunitensi con imprese di nome come John Rockefeller I con la sua Standard Oil Company, lo zar dei treni Edward Harriman, il magnate dell’acciaio Andrew Carnegie, e in più i banchieri Lehman, John P. Morgan & Co. Kuhn Loeb & Co. Y Jacob Schiff.

A questo gruppetto, i Rothschild aggiunsero le loro banche europee e quelle di Lazard Frères di Parigi, il già citato Paul Warburg come operatore in Olanda e Germania, e Israel Moses Seif dall’Italia. Sempre capeggiati dalla famiglia Rothschild seguita dai Rockefeller, aprirono tra il XIX e XX secolo diverse succursali della Federal Reserve nell’entroterra degli Stati Uniti e insieme fecero il gran salto.

Grazie a manovre lobbistiche mai ben giustificate, riuscirono nel 1913, in gran silenzio e con Woodrow Wilson come presidente, a ottenere l’autorizzazione per fungere da banca centrale privata. Le fu accordata l’esclusiva sull’emissione di moneta nordamericana con la garanzia dello stato. Le già citate entità finanziarie fondatrice conformarono la direzione, designando come primo presidente Paul Warburg l’uomo dei Rothschild.

Nei due conflitti mondiali gli Stati Uniti furono l’unico paese e uscire vincitore, mentre il resto degli alleati finirono indebitati, soffrendo grossi problemi di disoccupazione e crisi sociali. Il dollaro si convertì così nel re degli scambi internazionali, superando definitivamente la libra d’oro inglese, addirittura usata come fish nei casinò.

“L’oro della riserva per l’emissione di marchi tedeschi si trasformò in bottino di guerra. Più di 30.000 tonnellate di oro si accumularono così nel Stati Uniti. L’oro servì da copertura al dollaro. Ma visto che la maggior parte faceva da riserva monetaria nelle casse delle banche centrali straniere, gli Stati Uniti poterono continuare a stampare più dollari di quelli che gli sarebbero corrisposti con le sue riserve auree… Nel 1971, il discusso presidente Richard Nixon, in carica tra 1969 e 1974, annullò la convertibilità del dollaro in oro e quindi la garanzia dello stato sul valore del dollaro… Si tratta della moneta privata libera della FED. Ma la massa monetaria di dollari che la FED mette in circolazione (da marzo 2006 non ha più pubblicato la quantità di massa monetaria) si è convertito in un problema senza soluzione: la massa mondiale di beni si è quadruplicata negli ultimi 30 anni, ma la massa monetaria si è moltiplicata per 40. Come funziona questa banca privata col diritto a imprimere i dollari? La FED produce dollari. Li presta al governo degli Stati Uniti in cambio di obbligazioni che fanno da garanzia. Le banche delle FED in possesso di questi titoli ricevono un interesse annuale. Molto furbo. Non le sembra? Già nel 2002 le obbligazioni in mano della FED raggiungevano il valore di 5 TRILIONI di dollari. La FED ha ottenuto questo incredibile patrimonio prestando soldi al governo e gli interessi che paga il contribuente statunitense continuano ad aumentare costantemente.”

Tuttavia i controlli sulle sue attività sono state sempre un mistero, come le sue varie applicazioni di facoltà. La FED creò le regole della globalizzazione internazionale. E’ diretta come una entità di capitali privati da 12 grandi banche nordamericane e europee.

Se si ripete che la crisi è la più grande della storia dell’umanità non si sta esagerando. L’influente multimilionario Warren Buffet, riferendosi a questa nuova calamità, ha dichiarato che “Gli Stati Uniti sono caduti in un precipizio”.

Preocupante carenza di informazioni della FED

Dopo 30 anni in cui nessun presidente della Federal Reserve abbia mai rilasciato una intervista televisiva, il 15 marzo Ben Bernanke, presidente in carica, si è fatto intervistare nel famoso programma 60 minuti dal giornalista Scott Pelley della catena CBS. Si mostrò molto ottimista cercando di trasmettere un messaggio di speranza agli americani. Sentenziò che “la recessione finirà presto, molto probabilmente questo stesso anno”, che “ le grandi banche sono solventi.” Ma, avvisò, con un richiamo a chi pensa che la banca dovrebbe essere nazionalizzata, “ mi preoccupa che ci possa essere una mancanza di volontà politica di adottare nuove misure al fine di stabilizzare il sistema bancario. La storia ci insegna che non si può ottenere una ripresa economica solida quando il sistema finanziario è in crisi.” (Clarìn 17/03/09, nota dal Washington de Ana Baròn). Si deve pensare quindi che si continuerà a dare denaro alle banche colpevoli di errori e di delitti nel loro operato?

Istituzioni collaterali della FED

Praticamente non c’è nessun potere negli Stati Uniti e nel resto del mondo occidentale che non sia influenzato dalla Federal Reserve. E’ da li che sono usciti, tra gli altri, i progetti e la creazione di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Mondiale (BM), l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), il Gruppo dei sette paesi più industrializzati (G7), Gruppo dei 20 (G20) e una quantità di organismi di tipo culturale, di investigazione scientifica e educazione, soprattutto nelle università ricche – tutte paghe- dove si coltivano giovani da utilizzare come amministratori di multinazionali. Su quest’ultimi opinò recentemente “Lula” da Silva:” Sono stanco di viaggiare per ascoltare uomini di 30 anni spiegare quello che dovremmo fare in Brasile, quando non sanno neanche dov’è”.

Inoltre la FED ha a sua disposizione una rete ufficiale di varie centinaia di Organizzazioni non Governative (ONG), manipolate in parte dai servizi di intelligence, con etichetta di umanitarie, ecologiche, alfabetizzazione, etc. etc. che sono state al centro di frequenti scandali di corruzione. Diversi paesi le hanno espulse, come i recenti casi di Bolivia, Venezuela, Ecuador e Sudan.

La FED e il Pentagono

Tra la FED, il Pentagono e la industria di guerra esistono stretti vincoli. Gestiscono i fondi che vengono stanziati per le spese degli armamenti e controllano forze di mercenari per proteggere le multinazionali che sfruttano le risorse naturali dei paesi poveri. In questi settori, anche se il Congresso possa a volte lamentarsi, ci sono sempre ottimi candidati, pagati dai contribuenti.

In questo momento gli Usa spendono per la difesa quanto tutto il resto del mondo. Tra Russia e Usa c’è così tanta differenza che Mosca ha annunciato un piano di riarmo e modernizzazione, includendo anche le armi nucleari.

Gira voce in Washington che il Pentagono gode di gran autonomia. Dopo pochi giorni dall’insediamento di Barack Obama, i media diffusero la notizia che il nuovo presidente visitò la sede militare “ perché gli dicano tutta le verità sulla situazione in Iraq e Afganistan” lasciando pensare con queste parole che qualcosa gli veniva nascosto.

Due presidenti assassinati dai banchieri ?

Abraham Lincoln, in piena Guerra di Secessione considerò abusive le condizioni che gli imponevano le banche private per prestare i soldi che loro stampavano. Decise quindi di emettere il denaro attraverso, e con la garanzia, dello Stato. Ma fu assassinato il 15 aprile del 1865 con un colpo alla testa.

“Il presidente John F. Kennedy fu il primo che cercò di trasformare la FED firmando un decreto presidenziale (ordine esegutivo numero 11.100). Poco dopo fu assassinato a Dallas (Texas) il 22 novembre 1963, probabilmente dal suo stesso servizio di intelligence. La primo cosa che fece il suo successore, Lyndon Johnson, nell’aereo presidenziale che lo portava a Washington da Dallas, fu annullare il decreto di Kennedy. Qual è la situazione attuale? Le banche private cercano a tutti i costi di mantenere e rafforzare la loro gigantesca fonte di ingresso: il dollaro. I paesi che vogliono stabilire le loro relazioni internazionali sulla base dell’euro, come Iraq, Iran e Venezuela, vengono bollati con il titolo di terroristi.” E la Russia ha iniziato a operare in rubli.




Quel 22 novembre, dentro l’aereo presidenziale, prima di partire per Washington con il cadavere di Kennedy, il mondo poté vedere alla televisione Lyndon Johnson giurare come nuovo presidente davanti ad un giudice di Dallas. Vicino a lui c’era Jacqueline Kennedy ( con il viso sfigurato e i vestiti con grandi macchie di sangue del marito). Finita la breve cerimonia, si chiusero i portelloni dell’aereo e iniziò il ritorno alla capitale. E Johnson arrivò a Washington con il decreto sul “salvataggio” della FED e il cadavere di Kennedy.

Nota: Quest’articolo ha sequito in parte il lavoro divulgato dalla Red Voltaire, che lo tradusse in spagnolo dalla versione francese di “Horizontes y Debates”. I paragrafi tra virgolette sono trascrizioni testuali dalla stessa fonte.

Enrique Oliva
Fonte: www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=83020

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MATTEO MENNA
Post originale: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5754

giovedì 26 marzo 2009

11 SETTEMBRE: UNA PROVOCAZIONE MONDIALE

UN'ANALISI DEL GENERALE LEONID IVASHOV

DI L. IVASHOV
Redvoltaire/ inSurGente

”Il terrorismo favorisce la realizzazione degli obiettivi di dominio mondiale e la sottomissione degli Stati agli interessi di un’oligarchia mondiale”

Il Generale russo in congedo Leonid Ivashov, ex capo delle Forze Armate della Russia, è una delle persone meglio informate nel mondo, non soltanto a causa del ruolo che ha occupato e che gli ha permesso di godere di tutta una serie di sofisticati strumenti: satelliti artificiali, una squadra di analisti e altre reti d’informazione segrete o confidenziali, ma anche perché attualmente è il vice presidente dell’Accademia di Geopolitica a Mosca. Ma ciò che maggiormente lo contraddistingue è la trasparenza e la sincerità quando parla sui problemi politici del potere mondiale che stanno colpendo l’Umanità cosa di cui altre persone, nella sua condizione, per motivi di Stato, taccerebbero. Redvoltaire/inSurGente

L’esperienza dell’umanità dimostra che il terrorismo appare dove si voglia che si produca un’aggravante delle contraddizioni di un momento determinato, dove le relazioni cominciano a degradarsi in seno alla società e dove l’ordine sociale soffre dei cambiamenti, lì dove nasce l’instabilità politica, economica e sociale, dove si liberano potenziali di aggressività, dove cadono i valori morali, dove trionfano il cinismo e il nichilismo, dove si legalizzano i vizi e dove la criminalità si sviluppa velocemente.

I processi legati alla globalizzazione creano situazioni favorevoli per questi fenomeni, molto pericolosi. Provocano una nuova divisione della cartina geopolitica del mondo, una redistribuzione delle risorse del pianeta, violano la sovranità e cancellano le frontiere degli Stati, smantellano il diritto internazionale, mettono fine alle diversità culturali, impoveriscono la vita spirituale e morale.

Penso che oggigiorno possiamo parlare di una crisi sistemica della civiltà umana. Questa si manifesta in modo particolarmente acuto sul piano dell’interpretazione filosofica della vita. Le sue manifestazioni più spettacolari hanno a che fare con il senso che si dà alla vita, all’economia e al campo della sicurezza internazionale.

L’assenza di nuove idee filosofiche,la crisi morale e spirituale, la deformazione della percezione del mondo, la diffusione di fenomeni amorali contrari alla tradizione, la competitività per l’arricchimento illimitato e per il potere, la crudeltà, portano l’umanità verso un decadimento e a chissà quale catastrofe.

L’inquietudine, così come la mancanza di prospettive di vita e di sviluppo nella quale si vedono sommersi molti paesi e Stati, conformano un importante fattore di instabilità mondiale.

L’essenza della crisi economica si manifesta nella lotta implacabile per le risorse naturali, negli sforzi che impiegano le grandi potenze mondiali, principalmente gli Stati Uniti di America, così come alcune aziende multinazionali, per sommettere ai loro interessi i sistemi economici di altri Stati e prendere il controllo delle risorse del pianeta, soprattutto le fonti di approvvigionamento degli idrocarburi.

La distruzione del modello multipolare che garantiva l’equilibrio delle forze nel mondo ha causato anche la distruzione del sistema di sicurezza internazionale, delle norme e principi che reggevano i rapporti tra gli Stati, e il ruolo dell’ Onu e del suo Consiglio di Sicurezza.

Attualmente gli Stati Uniti si abrogano il diritto di decidere il destino di altri Stati, di commettere atti aggressivi, di sommettere i principi della Carta delle Nazioni Unite alla loro stessa legislazione. Sono stati precisamente i paesi occidentali che, attraverso le loro azioni e aggressioni contro la Repubblica Federale di Iugoslavia e Iraq e al permettere in maniera palese l’aggressione di Israele contro il Libano, minacciando la Siria, l’Iran e altri paesi, a liberare un enorme energia di resistenza, di vendetta e di estremismo, energia che ha rinforzato il potenziale di terrore prima di ritornare, come un boomerang, contro l’Occidente stesso.

L’analisi dell’essenza dei processi di globalizzazione, così come le dottrine politiche e militari degli Stati Uniti, dimostra che il terrorismo favorisce la realizzazione degli obiettivi di dominio mondiale e la sottomissione degli Stati agli interessi di un’oligarchia mondiale.

Questo significa che (il terrorismo) non costituisce per se stesso un attore della politica mondiale bensì un semplice strumento, il mezzo per instaurare un nuovo ordine unipolare con un centro di comando mondiale unico, per cancellare le frontiere nazionali e garantire il dominio di una nuova elite mondiale. E’ precisamente quest’ultima il principale attore del terrorismo internazionale, il suo ideologo e “padrino”. E’ lei stessa che viene rinforzata per dirigere il terrorismo contro gli altri Stati, inclusa la Russia.

Il principale obiettivo della nuova elite mondiale è la realtà naturale, tradizionale, storica e culturale che ha messo le basi al sistema di rapportarsi tra gli Stati, dell’organizzazione della civiltà umana negli Stati nazionali, dell’identità nazionale.

L’attuale terrorismo internazionale è un fenomeno che consiste, per strutture governative e non- governative, nell’utilizzo del terrore come un mezzo per raggiungere obiettivi politici terrorizzando, destabilizzando la popolazione sul piano socio-psicologico, demotivando le strutture del potere dello Stato e creando le condizioni che permettano di manipolare la politica di Stato e il comportamento dei cittadini.

Il terrorismo è un modo di fare la guerra in modo differente, non convenzionale. Contemporaneamente, il terrorismo, unito ai media, si comporta come un sistema di controllo dei progetti mondiali.

E’ precisamente la simbiosi tra i media e il terrore che crea le condizioni favorevoli ai grandi disordini nell’ ordine mondiale e della realtà esistente.

Se si esaminano in questo contesto i fatti avvenuti l'11 Settembre 2001 negli Stati Uniti, possiamo giungere alle seguenti conclusioni:

L'attentato terrorista contro le torri gemelle del World Trade Center ha modificato il corso della storia mondiale distruggendo definitivamente l'ordine mondiale che era risultato dagli accordi Yalta- Potsdam; ha permesso di slegare le mani agli Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele, permettendo loro di realizzare azioni contro altri paesi in aperta violazione delle regole dell’Onu e degli accordi internazionali; Ha stimolato lo sviluppo del terrorismo internazionale. Dall’altra parte, il terrorismo si presenta come uno strumento radicale di resistenza ai processi di globalizzazione, come un mezzo di lotta di liberazione nazionale, di separatismo, come un mezzo per risolvere conflitti tra le nazioni e le religioni e come uno strumento di lotta economica e politica.

In Afghanistan, in Kosovo, nell’Asia Centrale, in Medio Oriente e nel Caucaso, abbiamo corroborato che il terrore serve anche per proteggere i narcotrafficanti, destabilizzando le loro zone di passaggio.

E’ comprovato che in un contesto di crisi sistemica mondiale il terrore si è trasformato in una specie di cultura della morte, nella cultura della nostra quotidianità. Irrompe nella prosperosa Europa, tormenta la Russia, scuote il M.O e l’est asiatico.

Fa sì che la comunità internazionale torni dipendente alla ingerenza violenta e illegale negli affari degli Stati e nel comportamento dei governi e della popolazione.

Ciò che è più spaventoso è che il terrorismo ha molto futuro a causa della nuova spirale di guerra che oggi si profila per la redistribuzione delle risorse mondiali e per il controllo delle zone strategiche del pianeta. Dentro la strategia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, approvata quest’anno dal congresso Usa, l’obiettivo apertamente dichiarato della politica di Washington è “garantire l’accesso a regioni chiave del mondo, alle comunicazioni strategiche e alle risorse mondiali”, avendo come mezzo per ottenerlo la realizzazione di golpe preventivi contro qualsiasi paese.

Dal punto di vista del Congresso, gli Stati Uniti possono adottare una dottrina di golpe nucleari preventivi, che hanno molto del terrorismo nucleare.

Questo implica a grande scala, l’uso di sostanze nocive e di armi di distruzione di massa. Non ci saranno scrupoli al momento di scegliere i mezzi da usare per rispondere ad un attacco. Sarà solo questione di scegliere i mezzi.

La provocazione attraverso un atto di terrorismo si trasforma in un mezzo per raggiungere gli obiettivi politici a livello globale, regionale e locale. Così è stato che una provocazione organizzata nella località di Rachic (Kosovo, Serbia) finì per dare luogo al cambio del regime politico in Serbia e alla caduta della Repubblica Federale della Iugoslavia, mentre serviva come scusa per l’aggressione della Nato e la separazione del Kosovo e della Serbia. In questo caso trattasi di una provocazione a livello regionale. Lo stesso si può dire della recente provocazione che ha dato luogo all’aggressione di Israele contro il Libano, a luglio del 2006.

L’esplosione nella metropolitana a Londra, i disordini a Parigi nel 2005 e 2006, sono provocazioni locali che hanno avuto delle ripercussioni nella politica e nell’opinione pubblica della Gran Bretagna e in Francia.

Praticamente dietro ogni atto di terrorismo si nascondono forze politiche molto potenti, aziende transazionali o strutture criminali con degli obiettivi ben precisi. E quasi tutti gli atti terroristici, eccettuate le attività di liberazione nazionale, sono in realtà delle provocazioni. Anche nel caso dell’Iraq, le esplosioni nelle moschee sunnite e sciite non sono altro che provocazioni organizzate secondo il principio “dividi et impera”. Lo stesso succede con la presa di prigionieri e l’assassinio di membri della missione diplomatica russa a Baghdad.

L’atto terroristico commesso con fini di provocazione è tanto antico come l’umanità stessa. Si può anche parlare di un’operazione su scala mondiale. Le operazioni di questo tipo in genere permettono di risolvere vari problemi mondiali allo stesso tempo. Si possono definire nel seguente modo:

1. L’oligarchia finanziaria mondiale e gli Stati Uniti hanno ottenuto il diritto non formale di ricorrere alla forza contro qualsiasi Stato.

2. Il ruolo del Consiglio di Sicurezza si è liquefatto. Attualmente svolge sempre maggiormente un ruolo di organizzazione criminale complice dell’aggressore e alleato alla nuova dittatura fascista mondiale.

3. Grazie alla provocazione dell’11 Settembre, gli Stati Uniti hanno consolidato il loro monopolio mondiale e ottenuto il via libera a qualsiasi regione del mondo così come alle sue risorse.

Lo sviluppo dell’operazione-provocazione conta sempre sulla presenza obbligatoria di 3 elementi:

  1. chi ordina che si realizzi,
  2. l’organizzatore,
  3. chi lo esegue.

Nel caso della provocazione dell’11 Settembre, e contrariamente all’opinione dominante, “Al Qaeda” non poteva ordinare la sua realizzazione, né organizzarla, dato che non disponeva delle risorse finanziarie (enormi) che esige una azione di tale magnitudine. Tutte le operazioni che ha realizzato questa organizzazione sono azioni di tipo locale e molto primitive. Non ha le risorse umane, di una rete di agenti abbastanza sviluppata nel territorio degli Usa, che gli permetterebbe di penetrare le decine di strutture pubbliche e private che garantiscono il funzionamento dei trasporti aerei e che vigilano per la loro sicurezza. Conseguentemente, Al Qaeda non può essere stato l’organizzatore di questa operazione (sennò a cosa servono l’FBI e la CIA?)

Ma potrebbe essere stato un semplice esecutore di questo atto terroristico.

Nella mia opinione, può essere stata l’oligarchia finanziaria mondiale che ha ordinato la realizzazione di questa provocazione, per instaurare una volta per tutte “la dittatura fascista mondiale delle banche” (espressione del noto economista statunitense Lyndon Larouche) e per garantire il controllo delle limitate risorse mondiali degli idrocarburi.

Si tratterebbe, inoltre, di garantire a se stessa il predominio mondiale per un lungo periodo. L’invasione in Afghanistan, paese ricco in giacimenti di gas, quella dell’Iraq e forse anche quella dell’Iran, paesi che contano su riserve di petrolio di livello mondiale, così come l’instaurare un controllo militare sulle strategiche vie di trasporto di petrolio e il considerevole aumento del prezzo di quest’ultimo, sono le conseguenze dei successi dell’11 Settembre del 2001.

L’organizzatore dell’operazione può essere stato un consorzio ben organizzato e abbondantemente finanziato e composto da rappresentanti (antichi e attuali) dei servizi segreti, di organizzazioni massoniche e di impiegati dei trasporti aerei.

La copertura mediatica e giuridica è stata garantita dagli organi della stampa, dai giuristi e dai politici al soldo. Gli esecutori sono stati scelti in funzione della loro origine etnica nella regione che possiede le risorse naturali di importanza mondiale.

L’espressione di “terrorismo internazionale”, come principale minaccia per l’umanità, è entrata di colpo nelle faccende giornaliere politiche e sociali.

Questa minaccia si identifica con la persona di un islamico, cittadino di un paese che ha enormi risorse di idrocarburi. E’ stato distrutto il sistema internazionale costruito nel periodo nel quale il mondo era bipolare e si sono alterate le nozioni di aggressione, di terrorismo di Stato e di diritto alla difesa.

Il diritto dei popoli alla resistenza di fronte all’aggressione e di fronte alle attività sovversive dei servizi segreti esteri, così come il diritto a difendere i propri interessi nazionali, cominciano ad essere calpestati. E al loro posto vengono conferite tutte le garanzie alle forze che cercano di instaurare una dittatura mondiale e di dominio mondiale.

Ma la guerra mondiale non è ancora finita. E’ stata provocata l’11 Settembre del 2001 e non è altro che il preludio di grandi eventi che stanno per accadere.

Il generale in congedo Leonid Ivashov, ex Capo delle Forze Armate della Federazione Russa, oggi Vicepresidente dell’Accademia di Problemi Geopolitici. E’ stato Capo del Dipartimento degli Affari Generali del Ministero della Difesa Dell’Unione Sovietica, segretario del Consiglio dei Ministri di Difesa della Comunità degli Stati Indipendenti (CEI), capo del Dipartimento di Cooperazione Militare del Ministero di Difesa della Federazione Russa. L’11 Settembre del 2001 occupava l’incarico di capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate Russe.

Titolo originale: "11 de septiembre: una provocación mundial; un análisis del General Leonid Ivashov "
Fonte in lingua originale: http://www.insurgente.org Link
Fonte Italiana: Come Don Chisciotte

giovedì 19 marzo 2009

Alimentazione e prevenzione dei tumori (e non solo)

A Report parla l’oncologo Franco Berrino



PS Questo e' un vero oncologo. Il signor Veronesi, che dice che gli inceneritori non fanno male alla salute dovrebbe essere rinchiuso da qualche parte.

«Tornare alla moneta di Stato»

Riporto un articolo di Maurizio Blondet
14/07/2007

Tornare alla moneta di Stato, libera da interessi; vietare l'espansione del credito creato dalle banche per la speculazione; abolire la Banca Centrale privata come banca d'emissione.
La novità è che ad avanzare queste proposte rivoluzionarie non è un economista «selvaggio» alla Gesell o alla Ezra Pound, bensì Richard Cook, che è stato per vent'anni altissimo funzionario al Dipartimento del Tesoro USA e ha lavorato con Carter alla Casa Bianca.
Solo così, dice, si può salvare il mondo dall'imminente crak globale.
In un importante articolo (1), Cook definisce la globalizzazione e il sistema finanziario globale che su essa prospera «un manicomio».
«E i matti, come spesso accade in economia, dirigono il manicomio: sono i banchieri centrali e i magnati della finanza. L'economia del pianeta è decisamente in declino, un declino che i finanzieri non possono fermare perché la causa è il sistema di cui loro sono gli operatori».
«Il problema non è limitato agli USA. La disoccupazione cresce in tutto il mondo, l'indebitamento sale, le infrastrutture non vengono rinnovate, i prezzi delle materie prime aumentano. Ciò che accade illumina i fallimenti della finanza globalista occidentale, che ha devastato la stabilità politica», ossia è la causa diretta delle guerre, del terrorismo e della grande criminalità endemiche nel sistema globale, dice Cook.
Probabilmente «vedremo gravi crisi finanziarie nei prossimi mesi: l'allarme viene da istituzioni superciliose come la Banca del Regolamenti Internazionali e il fondo Monetario. Potremmo anche assistere alla fine dell'epoca in cui i finanzieri hanno governato il mondo».
Siamo vicini al punto di rottura in cui gli Stati o i loro militari o i loro apparati possono smettere di essere passivi davanti al disordine crescente.
«Sta già accadendo in Russia», nota Cook.
Gli Stati che meno saranno capaci di riprendere in mano il loro destino, aggiunge, saranno quelli che sono rimasti più passivi davanti alla decomposizione provocata dal loro settore finanziario. (2)
Quelli che hanno applicato più pedissequamente i dogmi liberisti: privatizzazione, deregulation, speculazione libera.

Qual è la causa del disastro, per Cook?
«La proliferazione di masse di credito bancario», risponde, «usato per tenere a galla il mercato azionario e alimentare i giochi speculativi dei fondi di copertura (hedge) e sui derivati».
Questa massa di liquidità ha tra i suoi effetti di aver provocato «il declino dei salari» a causa della inflazione che ha generato.
Dal 1965 il dollaro ha perso l'85% del suo potere d'acquisto, mentre l'economia finanziaria ha fatto, di coloro che sapevano come condurre i giochi, dei miliardari.
Gli Stati Uniti erano la più grande potenza industriale del mondo.
Oggi sono de-industrializzati e comprano beni industriali dall'estero.
Trionfa un sistema di economia che Michael Hudson, docente di economia alla University of Missouri-Kansas City, ha battezzato «FIRE»: la parola, che significa «fuoco», è l'acronimo per «Finance, Insurance, Real Estate» - finanza, assicurazioni, speculazione immobiliare essendo ormai quasi le sole «attività» dell'economia USA.
Insieme ai servizi non avanzati (bar, alberghi, ristoranti) e alle industrie delle armi, aggiungiamo noi.
Anche in Italia un istituto che ha pasticciato con gli «hedge funds», l'Italease, ha perso un terzo del suo capitale.
Nella finanza anglo-americana, lo stesso destino ha travolto Bear Stern.
Cook punta il dito su questi organismi: «Il trucco finanziario più irresponsabile della storia».
Esenti da ogni regolazione e usi ad agire in segreto, in USA valgono ormai un terzo di tutto il mercato azionario, possiedono attivi per 2 mila miliardi (2 trilioni) di dollari, e pagano ai loro gestori premi da un miliardo di dollari l'anno.
Come hanno fatto gli hedge funds a diventare così strapotenti e ricchi?
Risponde Cook: prendendo a prestito somme enormi dalle banche, le quali «generano prestiti attraverso il metodo della riserva frazionale, autorizzato dalla Federal Riserve».
E' la prima volta in molti anni che una personalità non-marginale evoca la frode primaria su cui si basa il potere usurario, il credito frazionale.
Per una più approfondita spiegazione su cosa si tratti, rinvio al mio «Schiavi delle Banche» (Effedieffe, di cui tra poco uscirà una riedizione, ampliata e aggiornata).

In breve, si chiama «credito frazionale» la pratica delle banche di prestare a terzi molto più di quello che hanno in cassa.
Se un risparmiatore deposita nel suo conto corrente 100 euro, la banca presterà non quei cento euro, ma mille.
Il deposito del risparmiatore (un «passivo» per la banca, perché su di esso paga i modestissimi interessi al depositante) è solo la «riserva» in base alla quale può «creare denaro dal nulla», moltiplicandolo al momento di aprire un fido ad un imprenditore o un mutuo a chi compra una casa. Questi prestiti sono «attivi» per la banca (perché lucra interessi non modesti su 900 euro che non ha), ed è interesse della banca minimizzare i passivi e aumentare al massimo gli attivi.
In teoria, la banca vorrebbe operare con pochissimi depositi (passivi) e fare tantissimi prestiti creando denaro dal nulla.
Le Banche Centrali impongono perciò una riserva obbligatoria, ossia la percentuale di soldi che la banca deve avere in cassa rispetto ai fidi che ha aperto.
Per lo più le banche amano operare con una «riserva» del 3-5%, il che consente di prestare circa venti volte il denaro che hanno in deposito, ma aumenta il rischio della loro insolvenza.
Sicchè la Banca dei Regolamenti Internazionali sta cercando di imporre la «riserva obbligatoria» dell'8%, che consente di prestare «solo» una decina di volte i depositi in cassa.
La riserva obbligatoria viene usata per modulare la liquidità.
Una riserva del 3% produce un'espansione del credito, una riserva dell''8 una riduzione della liquidità nell'economia.
In ogni caso, si tratta di denaro creato dal nulla - non guadagnato, non corrispettivo alla produzione di merci reali, non frutto di risparmio - che circola nell'economia come moneta, provocando l'inflazione.
Anzi ne è la causa primaria.
Inoltre, è denaro «privato».
Praticamente, tutta la liquidità in circolazione ha questa origine, perché anche la «moneta» degli stati è debito, creata attraverso l'emissione di Buoni del Tesoro.
Col sistema del credito frazionale, dice Cook, «la moneta viene ad esistere soltanto sotto forma di prestiti ad interesse. E questi interessi, anche se apparentemente bassi, diventano schiaccianti se l'economia reale non cresce allo stesso tasso».

L'acquisto di Buoni del Tesoro, lo shopping con le carte di credito, la contrazione di mutui per la casa, fino ai prestiti miliardari (in euro) concessi agli hedge funds dalle banche perché possano speculare, sono prestiti.
«Ciò significa che debbono essere restituiti, in qualche momento, in qualche luogo, da qualcuno, con gli interessi. E in ultima istanza, a pagare è la gente che lavora per guadagnarsi da vivere, perché il lavoro è la sola fonte di ricchezza reale».
E' la tosatura continua e inavvertita che l'usura (le banche, la finanza) opera ogni giorno da secoli sulla ricchezza prodotta dal lavoro.
Inavvertita finchè la ricchezza in merci e beni o servizi prodotta dal lavoro è comunque superiore alla percentuale prelevata dalle banche.
Ma oggi siamo al punto in cui le banche e l'usura prelevano più di quanto l'economia reale produca: la tosatura è diventata una scorticatura, che uccide le pecore, ossia il gregge che siamo noi.
Oggi, il prodotto lordo italiano ha una crescita anemica sotto il 2%.
E le banche, con i mutui e i fidi agli imprenditori produttivi, prelevano il 14-16%.
Negli Stati Uniti, il rapporto è più o meno lo stesso.
Ne consegue che le imprese che non si autofinanziano, ma devono ricorrere a prestiti bancari, devono produrre il 20-22% per restare a galla.
Cosa impossibile in un'economia anemica.
Nel trionfo della finanza che ci indebita tutti, l'economia reale in Occidente deperisce e muore. Perché?
E' la stessa finanza speculativa la causa del deperimento mortale: essa distoglie i suoi pseudo-capitali dalle industrie «mature», perché fruttano poco, e li getta a finanziare invece le attività «innovative» (hi-tech, per esempio) o quelle che hanno tassi di profitti enormi perché limano il costo della manodopera: tipicamente, finanziano la crescita dell'industria in Cina, perché là i lavoratori sono pagati un ventesimo di quelli europei.
Il capitale si retribuisce così sempre di più a spese dei salari, ossia del lavoro.
Ma l'effetto è quello che soffriamo oggi tutti nel mondo sviluppato: i posti di lavoro ben pagati scompaiono, sostituiti da lavori precari nei «servizi non avanzati», o emigrano in Cina o Romania.
La de-industrializzazione riduce in Occidente il potere d'acquisto, e quindi i consumi.
La finanza prova a farci consumare di più offrendoci «prestiti al consumo» con euforica abbondanza: compratevi la BMW che non vi potete permettere, tanto la pagherete con comode rate. Prendete la casa dei vostri sogni, eccovi il mutuo al 100%.
Fate il passo più lungo della gamba, tanto la banca vi anticipa il denaro che non avete.
Denaro a prestito.
Su cui il consumatore-cicala deve pagare gli interessi per anni.
Viene il momento in cui gli interessi lo schiacciano, perché sono più grossi della paga (che gli viene, se non è un parassita pubblico fortunato) dall'economia reale.
Come si fanno a pagare gli interessi se lo stipendio diminuisce rispetto al costo della vita?
Se si perde il lavoro perché è emigrato in Cina?
Come sta già accadendo in America, dove gente che guadagnava poco ha contratto mutui anche se aveva una storia di passate insolvenze, viene il momento in cui il debitore non può pagare.
Accade anche in Italia e accadrà sempre di più: i mutui a tasso variabile diventano trappole in una situazione economica generale declinante, o che cresce del 2% o meno.
Ma intanto, le banche e gli speculatori finanziati dalle banche hanno sparso quei debiti di insolventi potenziali in «coriandoli»: rivendendo a terzi quelle cambiali di dubbio esito, spesso inventando con esse «prodotti finanziari creativi» potentemente «leveraged», ossia potenziati con effetto moltiplicatore coi derivati… debiti su debiti all'ennesima potenza, comprati con denaro creato dal nulla e preso in prestito.

L'effetto finale: una grande crisi con insolvenze a catena - i piccoli debitori che fanno fallire le banche e i fondi d'investimento perché non pagano - e tutto il castello di carte che crolla con deflazione, disoccupazione, mancanza di capitali e di liquidità.
La crisi del 1929.
«Ma la situazione oggi è peggio che nel '29», avverte Cook, «perché il peso degli interessi rispetto all'economia reale è oggi molto più grave. Negli anni '20, l'economia USA era in miglior forma, per il solo fatto che tanta parte della popolazione era produttivamente impiegata nelle fabbriche e nei campi».
Oggi, invece, la gran parte della popolazione non produce merci né oggetti né derrate.
L'America importa, indebitandosi con la Cina.
Che il processo sia già cominciato lo dimostra il fatto che, in base ai dati della stessa Federal Reserve, «la moneta M1, la parte del circolante più liquido e disponibile per gli acquisti dei consumatori, non solo cresce meno dell'inflazione, ma è di fatto calato in undici degli ultimi dodici mesi. Ciò significa che l'economia produttiva è già entrata in recessione profonda».
Naturalmente il sistema finanziario sta attivando tutti i suoi trucchi perché il pubblico non prenda subitanea coscienza del disastro.
Il «President's Working Group in Financial Market», l'organo segreto chiamato anche «plunge protection team» (squadra di protezione dai crolli azionari, composta di banchieri ed esperti del Tesoro) sta iniettando capitali moltiplicati col «leverage», attraverso i derivati, per far salire la Borsa.
La speranza è di rendere l'atterraggio non troppo «duro».
Ma ogni trucco per rendere l'atterraggio morbido peggiora il male.
Si risolverà in una «degrado a lungo termine degli standard di vita» di USA e dell'Occidente.
In USA, i peggio colpiti saranno i pensionati o coloro che si stanno facendo la pensione «privata», depositando i risparmi in fondi d'investimento i cui portafogli azionari cadranno di colpo o si deprezzeranno lentamente, ma ineluttabilmente, anche perché sono strapieni di «coriandoli» rappresentanti i debiti dei debitori che hanno contratto mutui e che non stanno pagando.
Ma la rovina dei molti non trascinerà con sè gli speculatori.
Non c'è giustizia immanente nella finanza globale.
Spiega Cook: «Le banche, insieme ai 'private equity' e agli hedge funds finanziati a leva della banche, si stanno già preparando. Questi, che sanno, si mantengono liquidi per prepararsi».

A Cosa?
«Alla grande svendita di attivi» che avverrà.
Case e terreni sequestrati ai debitori insolventi, fabbriche sane ma ridotte al fallimento dagli interessi e dal crollo dei consumi, verranno via per un boccone di pane.
In aste deserte, dove solo i pochi con «i liquidi» concorreranno, mentre i più non avranno liquidi né prestiti a basso costo.
Che fare?
«Una immediata riforma monetaria» che tolga «il controllo dell'economia mondiale dalle mani dei banchieri privati e lo restituisca ai governi democraticamente eletti».
Sulla credibilità dei governi democratici - così profondamente corrotti oltre ogni terapia, così adusi a violare il bene comune per obbedire alle lobbY - è lecito porre qualche dubbio.
Ma ciò che conta è che Cook, un personaggio che ha avuto incarichi ufficiali, esprima alcune verità «proibite» sulla moneta.
«Nei miei vent'anni al Tesoro», dice, «ho studiato la storia monetaria Usa. E per la maggior parte della nostra storia siamo stati un laboratorio di sistemi monetari diversi».
«Durante e dopo la Guerra Civile (1861-5) abbiamo avuto, per alimentare la nostra economia, cinque diverse fonti di liquidità».
1) I «greenback», ossia i dollari di Stato, che il governo Lincoln creò dal nulla per pagare stipendi e forniture. Questi dollari di Stato differiscono dai dollari emessi dalla Federal Reserve perché non sono gravati da interesse. Sono stati demonizzati (e Lincoln ucciso) con il motivo che «creavano inflazione». Cook lo nega: non creavano inflazione, anzi «fu una divisa di estremo successo» (purché, s'intende, emessa con oculatezza).
2) Le monete d'oro e d'argento e le banconote emesse dal Tesoro coperte dai metalli.
3) Le banconote messe in circolazione dalle banche nazionali, ad interesse.
4) La quarta forma: i guadagni non spesi, ossia i risparmi degli individui e i profitti reinvestiti dalle imprese: «Questa era la fonte primaria di capitali per l'industria». E la sola forma sana, perché il denaro risparmiato per essere investito non è inflazionario, essendo contemporaneamente sottratto ai consumi.
5) Il mercato azionario e obbligazionario.
Solo dopo il 1913, quando il Congresso varò il fatale «Federal Reserve Act», le banche diventarono la prima e praticamente unica fonte di pseudo-capitale.
«Attraverso il debito di guerra inflazionarono il circolante, distruggendo così il valore dei greenbacks e dei conii».
Molto più tempo è occorso alle banche per marginalizzare il mercato azionario: di fatto, anziché marginalizzarlo, «se ne sono impadronite nell'epoca attuale a forza di fusioni, acquisizioni e buy-out leveraged» (ossia prestando denaro ad interesse per queste operazioni in ultima analisi distruttive: con le fusioni-acquisizioni nessuna nuova impresa viene creata, ma imprese esistenti vengono inglobate; coi buy-outs, imprese esistenti vengono smantellate e rivendute a pezzi, per pagare i debiti).
Così è stata creata - con la complicità della Federal Reserve posseduta dalle banche, che creava e sgonfiava «bolle speculative» per far funzionare la giostra - l'attuale schiacciante piramide di debiti.
Dunque, si deve restaurare la sovranità monetaria dello Stato.
Eliminata la Federal Reserve privata, la creazione di moneta deve tornare al popolo attraverso i suoi rappresentanti: «E' ciò che dice la Costituzione» americana, ed è il sistema che esisteva prima del 1913.
L'obbiettivo della nuova politica monetaria sarà quello di «assicurare una economia sanamente produttiva e fornire un reddito sufficiente agli individui», non già di «produrre enormi profitti per le banche, liquidità per i trucchi di Wall Street e spese incontrollate per il governo».
Cook sottolinea: «Ho parlato di creare 'reddito' per gli individui, non 'lavoro'».
L'idea di superare le crisi creando lavoro è propria di Keynes, che consigliava di porre i disoccupati a scavare buche e riempirle di bottiglie vecchie - un lavoro qualunque, inutile, pur di pagare salari; la sua ultima, maligna incarnazione è lo stato USA che spende enormi somme (prese a prestito) per alimentare l'enorme espansione del complesso militare-industriale, che «crea lavori militari, burocratici e mercenari»: assolutamente improduttivi come le buche di Keynes.

Anzi peggio: perché ogni nuova portaerei, ogni nuovo F-16 e ogni nuovo missile è denaro sottratto a nuove scuole, case, assistenza sanitaria.
L'enormità stellare, mai vista nella storia mondiale, delle spese militari rivela che l'economia è nel complesso tanto produttiva da potersi permettere questo tipo di spese malvagie.
Perché allora non potrebbe permettersi un «reddito personale», diciamo 10 mila dollari annui, dato a ciascun cittadino che lavori o no?
Cook dipinge un'utopia rosea.
Madri che possono, se vogliono, stare a casa ad allevare i figli, «come si faceva una generazione fa».
Gente che per scelta si occupa di cura degli anziani.
O che può scegliere occupazioni mal pagate, come insegnare o «darsi all'arte».
Giovani che possono decidere di passare qualche anno viaggiando, o imparare qualche nuova tecnica o aprire una loro attività «senza essere schiacciati dalla rovina finanziaria».
O pensionati che possono godersi la libertà, anziché stare fino a 70 anni sul «mercato del lavoro».
Utopia troppo rosea, si dirà.
Forse è vero.
Ma il lato utopico non è nella mancanza di denaro: una volta che l'economia moderna, prodigiosamente produttiva, sia liberata dal peso degli interessi bancari e dalle spese militari immani, avrà abbastanza risorse per pagarsi la civiltà sognata da Cook.
L'utopia, piuttosto, sta nel credere possibile che una società profondamente corrotta dal prestito di moneta creata dal nulla - la società assatanata di consumi superflui, vogliosa di telefonini, affamata di gadget che la pubblicità ha reso «status symbols» - si adegui a questo ritmo di vita dove il superfluo (a credito) sparirà.
Il cambiamento spirituale dovrebbe essere epocale: lavorare per senso di responsabilità e non per sete di guadagno, ridurre l'egoismo privato, ridefinire le proprie priorità personali in base a una autentica volontà di «essere» inaudita e insolita nel mondo d'oggi.
In ogni caso, Cook stila tutto un programma per la sua riforma:
1) Generale cancellazione dei debiti.
2) Un introito individuale di 10 mila dollari a ciascuna persona, che lavori o no.
3) In aggiunta, un «Dividendo Nazionale, variabile con la produttività nazionale per distribuire ad ogni cittadino la sua giusta quota dei benefici della nostra economia, incredibilmente produttiva».
4) Spesa diretta dello Stato che crea la sua moneta per pagare infrastrutture ed altri costi necessari «senza ricorrere alla tassazione o all'indebitamento».
5) Creazione di un nuovo sistema di prestiti privati alle imprese e alle famiglie a tassi non usurari.
6) Rimessa sotto severo controllo e regolamentazione della finanza, con divieto alle banche di «creare credito da prestare alla speculazione, come l'acquisto di azioni 'on margin' (a prestito), fusioni, derivati».
7) Abolizione della Banca Centrale privata come istituto d'emissione, mantenendola come camera di compensazione nazionale delle transazioni finanziarie.

Come Cook riconosce, «il sistema proposto è così diverso da quello odierno controllato dai finanzieri» che «capire esattamente come funzionerà richiede attento studio e oculato controllo».
In ogni caso, secondo lui, avrà questi effetti: «Sul piano immediato farà passare le basi della nostra economia dalle banche indebitatrici a un sistema misto di credito creato direttamente dallo Stato e a livello di popolazione. Il governo sarebbe meno grosso, costoso e invadente, l'economia produttiva rinascerebbe, la democrazia economica diverrebbe realtà, il settore finanziario sarebbe raddrizzato. E la situazione internazionale sarebbe stabilizzata, perché non avremmo bisogno di uno stato di guerra permanente per accaparrarci le risorse delle altre nazioni (come in Iraq) allo scopo di tenere a galla il dollaro come moneta di riserva internazionale».
Ciò che Cook propone è in fondo un grandioso sistema di auto-finanziamento nazionale: «consistente nel creare fonti di credito interne (indigenous) per mobilitare la ricchezza e produttività naturale della nazione».
Come appunto fa il risparmio impiegato per investimenti, e come appunto erano i greenbacks, un prestito che la nazione fa a se stessa, fidando nella sua capacità di creare abbastanza ricchezza reale da poterlo ripagare.
Facile?
No.
Ma il fatto è che il sistema attuale sta per scoppiare, dopo aver devastato e distorto l'economia globale da cui risucchia immensi profitti usurari.
Il cambiamento è necessario.
Che non sia facile lo crede anche Cook, perché conclude: «Come finirà dipende, in fondo, dal fatto se ci sia un Jefferson, un Lincoln, un Roosevelt in attesa dietro le quinte. La gloria di questi leader è dovuta ad un fattore critico: la loro capacità di applicare riforme monetarie nel momento della emergenza nazionale».

E' questo il problema: ci sono personalità, «caratteri», leader di coraggio e chiara visione?
Li voteremmo, se apparissero?

Maurizio Blondet


Note
1)
Richard Cook, «The crashing US economy held hostage», GlobalResearch, 7 luglio 2007.
2) Per esempio l'Europa è meglio posizionata degli Usa di fronte alla grande crisi imminente, perchè ha adottato con meno dottrinario entusiasmo i dogmi del liberismo globale de-regolato, e perciò viene accusata (dai banchieri) di essere «passiva» e di «crescere poco». Lo riconosce anche Donald J.A. Kalff, economista e imprenditore (è stato nel board della KLM ed oggi possiede la impact, azienda di biotecnologie avanzate): «Contrariamente alla credenza generale, l'Europa come entità economica opera in una posizione di relativa forza nel mondo. La differenza dei ritmi di crescita rispetto agli USA è pesantemente distorta in favore degli USA dalla differenza di crescita demografica e da anomalie statistiche. Gli (apparenti) più alti ritmi di crescita degli USA dalla recessione del 2001 sono dovuti a una iniezione 'keynesiana' senza precedenti, e si direbbe irresponsabile, di liquidità nell'economia americana. Forte riduzione del prelievo fiscale, i più bassi tassi d'interesse della storia, e di conseguenza un mercato immobiliare febbrile, hanno assicurato una crescita continua nelle spese dei consumatori. Anche la crescente spesa pubblica (per le guerre) ha alimentato la crescita; ma il contributo degli investimenti privati e delle esportazioni alla crescita è rimasto indietro in modo sostanziale. Per contro, la competitività del settore privato europeo sui mercati mondiali è indiscutibile. Il WTO riporta che l'Europa ha una quota del 45% nelle esportazioni mondiali inter-regionali. Di conseguenza, l'Europa mantiene una bilancia eccedentaria rispetto al resto del mondo in fatto di export, e un avanzo strutturale verso gli USA… le imprese europee lavorano bene nonostante i significativi svantaggi competitivi». (Donald J.A. Kalff, «Europe as an economic location», discorso preparato per la Bertelsmann Foundation in occasione della conferenza europea «Quality of Work- Key Driver for more and better Jobs», Berlino 2-3 maggio 2007. Il discorso integrale può essere letto in inglese su sito di Europe 2020.

(link originale http://www.effedieffe.com/rx.php?id=2145)

mercoledì 18 marzo 2009

Stringiamo la cinghia

Stringiamo la cinghia, tagliamo qui, tagliamo li.
Ieri guardando ballaro' non ho retto! Ad un certo punto ho dovuto spegnere perche' non ce la facevo piu' a sentire le cazzate che dicevano.

Nessuno si e' chiesto come mai non ci sono soldi per pagare pensioni, indennita' di disoccupazione, assegni di sostegno ecc?
Chi stampa i soldi? Come mai si chiedono sacrifici ai cittadini? Per pagare chi? Dove finiscono i soldi delle tasse?

Il debito pubblico, questo incognito. Forse e' meglio non sapere cosa sia e guardare Maria De Filippi.

Il 70% circa del debito pubblico e' destinato a pagare gli interessi sull'emissione di titoli di stato (gli altri a finanziare la corruzione :) )
I titoli di stato sono quei pezzi di carta che lo stato da alla banca centrale per farsi dare degli altri pezzi di carta (banconote).

I titoli hanno un rendimento. Infatti chi compra i titoli presta dei soldi allo stato e in cambio riceve un interesse, alla sua scadenza. Questi interessi sono ben il 70% del totale del debito pubblico (ovvero il debito verso il popolo).

La domanda e': chi paga questo debito? Noi cittadini.
Dato per scontato che chi acquista titoli e' gia' abbastanza ricco (visto che puo' permettersi si prestare i soldi allo stato) e chi paga le tasse sono tutti i cittadini, e' ovvia la conclusione che nel lungo termine il denaro e la ricchezza si sposteranno sempre in mano a chi i soldi li ha gia' (spero sia chiaro) o che sa speculare con essi.

Come si fa allora?

1) La Banca D'Italia deve ritornare ad essere un organo statale (controllato quindi dai cittadini).
Dare il controllo della Banca d'Italia a dei privati (come e' attualmente), e' come far decidere ai carrozzieri quanti semafori far impazzire al giorno.
Il sillogismo funziona perche' la BCE in concerto con la Banca d'Italia, decidendo la politica monetaria (ad es. i tassi di interesse), decide in pratica quante insolvenze ci saranno.
Le insolvenze (ovvero quando qualcuno non ce la fa a pagare il mutuo) fanno parte del sistema perche' si chiede indietro sempre piu' moneta di quella che si e' prestata.
Se non fosse chiaro a fronte di un mutuo di 100.000 euro a 30 anni, la banca ne chiede indietro circa 200.000. Il DOPPIO!!
Questo significa: piu' lavoro, piu' sacrifici, meno vita per 30 anni!!

Le banche centrali decidono anche quanta moneta c'e' in circolazione (quanta stamparne).
Avere questo potere e' ugualmente fondamentale. Quando ad esempio c'e' troppo denaro in circolazione i prezzi aumentano (inflazione) e quando ce n'e' poco i prezzi scendono (e' il gioco domanda-offerta).
Inflazione significa meno potere di acquisto, svalutazione dei risparmi (prima pagavi 1500 lire un gelato, ora lo paghi 2 euro).
Per questo motivo, compito dello stato e' quello di equilibrare la bilancia (per far restare i prezzi stabili) stabilendo la quantita' di denaro da stampare in base a fattori come le risorse disponibili nell'ambiente e la richiesta di beni della popolazione; non in base a quante banche li richiedono o a quanto il PIL stia crescendo (in questo caso decrescendo).

2) Il denaro deve essere prestato senza un interesse. Lo stato, attraverso la Banca D'Italia, dovrebbe stampare e distribuire il denaro per pagare le pensioni, le indennita' di disoccupazione, le opere pubbliche e darlo alle filiali locali delle banche le quali devono a sua volta distribuirlo equamente a chi rispetta certi principi (verificabili dai cittadini) come la creazione di benessere, rispetto dell'ambiente, creazione di posti di lavoro ecc ecc.

3) Le banche non devono poter creare denaro usando il sistema della riserva frazionaria.
Come avevo gia' spiegato in una nota precedente i nostri risparmi in banca vengono "usati" moltiplicandoli per prestarli o lucrare investendo.
Il fattore di riserva frazionaria dovrebbe essere del 100% ovvero se io do 1.000 euro alla banca, la banca puo' prestarne 1.000 non 50.000 (come e' adesso).

4) Via tutti gli strumenti finanziati speculativi come la borsa, i fondi ecc ecc. Non servirebbero piu' in un sistema equo.

5) Controllo DIRETTO del cittadino su come vengono spesi i soldi. Ogni cittadino deve avere potere e responsabilita' per ogni soldi speso dalle amministrazioni locali, regionali e dallo stato.
Questo e' fondamentale per ridurre la corruzione. Ci sono strumenti tecnologici che renderebbero i referendum semplicissimi ed economici.

Il capitalismo ed il liberismo economico sono falliti. Il controllo deve ritornare in mano al popolo.

lunedì 16 marzo 2009

Il sistema monetario